Attività fisica e funzioni cognitive

Dott.ssa Truglia Psicologa Pescara Assisi

Si sa che la mancanza di mobilità attiva può associarsi ad alterazioni del benessere psicologico. Vediamo che rapporti possono esserci tra l’attività fisica e le funzioni cognitive.

Attività fisica e funzioni esecutive

Indagando questo rapporto, la letteratura scientifica ha evidenziato che l’esercizio fisico influisce positivamente sulle funzioni esecutive [1] (Davis et al., 2011). Con tale termine vengono indicate l’insieme delle funzioni corticali superiori. Si caratterizzano per essere implicate nel controllo e nella pianificazione di un comportamento. Tra le funzioni cognitive rientrano: attenzione, controllo degli impulsi, autoregolazione, memoria di lavoro, flessibilità cognitiva, pianificazione e problem solving.
Presi assieme tutti questi domini cognitivi costituiscono degli elementi importanti per la regolazione del comportamento [2] e risultano essere implicati anche nel rendimento scolastico (Blair, 2002; Eigsti et al., 2006).

Uno studio, in particolare, ha analizzato l’effetto di 3 mesi di regolare allenamento aerobico sulle funzioni esecutive in un campione di bambini in sovrappeso e con stile di vita sedentario. I ricercatori hanno riscontrato un miglioramento delle funzioni esecutive e del rendimento scolastico in ambito matematico. Inoltre, hanno rilevato un incremento dell’attività cerebrale in corrispondenza della corteccia prefrontale e una riduzione a livello parietale a seguito della regolare attività fisica (Davis et al., 2011).

L’area prefrontale, infatti, sembrerebbe essere elicitata sia dalle performance matematiche, sia dalla lettura. Studi condotti su anziani hanno riscontrato connessioni tra attività fisica e specifiche aree topografiche cerebrali nell’invecchiamento (Colcombe et al., 2004; Colcombe et al., 2006; Marks et al., 2007).

Meta-analisi hanno evidenziato una relazione positiva tra attività fisica e performance cognitive lungo tutto il ciclo di vita (Etnier et al., 1997) e, in misura maggiore, in bambini e ragazzi di età compresa tra 4 e 18 anni (Sibley, Etnier, 2003). In questo secondo caso sono state indagate 8 dimensioni cognitive [3] che evidenziavano punteggi migliori a seguito del training fisico.

L’effetto delle sostanze inquinanti sulle funzioni cognitive

Alvarez-Pedrerol et al. (2017) hanno indagato invece gli effetti dell’inquinamento atmosferico sullo sviluppo cognitivo di 1.234 bambini di età compresa tra 7 e 10 anni, provenienti dalla città di Barcellona. I piccoli partecipanti alla ricerca erano soliti effettuare uno spostamento quotidiano da casa a scuola e viceversa a piedi.
Lo studio ha rilevato un’associazione significativa, inversamente proporzionale, tra i livelli di pm2.5 e Carbon Black (nerofumo) e punteggi alla memoria di lavoro. In pratica, a più alti livelli delle sostanze inquinanti corrispondevano punteggi inferiori ottenuti al compito cognitivo.

Nel corso di 1 anno, è stato evidenziato un decremento della memoria di lavoro rispettivamente del 4.6% e 3.9% per le due sostanze inquinanti. Non significativa ma comunque forte era  l’associazione direttamente proporzionale tra questi inquinanti e punteggi indicanti disattenzione nei bambini. Gli autori sottolineano l’importanza cruciale di una riduzione, se non addirittura di una chiusura, del traffico automobilistico nei pressi delle scuole. Ciò al fine di tutelare bambini e ragazzi dai possibili danni psicologici oltreché fisici dell’inquinamento.

Note

[1] Con tale termine si tende a indicare l’insieme delle funzioni corticali superiori atte al controllo e alla pianificazione del comportamento.

[2] Come, ad esempio, inibire un comportamento inappropriato, posticipare la gratificazione.

[3] Tra cui, ad esempio, capacità percettive, quoziente intellettivo, punteggi a test verbali e matematici (Sibley, Etnier, 2003).

Bibliografia

Alvarez-Pedrerol M., Rivas I., et al. (2017). Impact of commuting exposure to traffic-related air pollution on cognitive development in children walking to school. Environ Pollut. 2017 Dec;231(Pt 1):837-844. doi: 10.1016/j.envpol.2017.08.075.

Blair C. (2002). School readiness. Integrating cognition and emotion in a neurobiological conceptualization of children’s functioning at school entry. American Psychologist , 57:111–127. [PubMed: 11899554]

Colcombe, S. J. et al. (2006). Aerobic exercise training increases brain volume in aging humans. J. Gerontol. A Biol. Sci. Med. Sci. 61, 1166–1170.

Colcombe, S. J. et al. Cardiovascular fitness, cortical plasticity, and aging. Proc. Natl Acad. Sci. USA 101, 3316–3321 (2004)

Davis C.L.,  Tomporowski P. D.,  et al. (2011). Exercise Improves Executive Function and Achievement and Alters Brain Activation in Overweight Children: A Randomized Controlled Trial. Health Psychol, Jan; 30(1): 91–98. doi:  10.1037/a0021766

Eigsti IM, Zayas V, et al. (2006). Predicting cognitive control from preschool to late adolescence and young adulthood. Psychological Science;17:478–484. [PubMed: 16771797]

Etnier, J. L. et al. (1997). The influence of physical fitness and exercise upon cognitive functioning: a meta-analysis. J. Sport Exerc. Psychol. 19, 249–274 

Marks, B. L. et al. (2007). Role of aerobic fitness and aging in cerebral white matter integrity. Ann. NY Acad. Sci. 1097, 171–174

Sibley, B. A. & Etnier, J. L. (2003). The relationship between physical activity and cognition in children: a metaanalysis. Ped. Exerc. Sci. 15, 243–256.

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