MCI: tra invecchiamento e demenza

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Cosa si intende con Mild Cognitive Impairment?

Il termine Mild Cognitive Impairment (MCI) viene utilizzato per indicare uno stato di transizione tra i cambiamenti cognitivi normalmente osservati con il fisiologico processo di invecchiamento e un primo stadio di demenza  (Petersen  et  al.,  2003). 
Il  concetto  di  Mild Cognitive Impariment, traducibile in italiano come Deterioramento Cognitivo Lieve, si  è  evoluto  considerevolmente ed è stato oggetto di attenzione da parte degli studiosi nel  corso  degli  anni  (Petersen, Negash, 2008).

Il termine è stato introdotto verso la fine degli anni ‘80 dal gruppo di Reisberg e collaboratori (Reisberg et al., 1988), per descrivere individui che si collocavano in uno  stadio intermedio di deterioramento cognitivo, tra invecchiamento fisiologico e Malattia di Alzheimer, valutato con la Global Deterioration Scale.
Morris et al. (1993) hanno utilizzato questo termine per descrivere individui che presentavano un livello pari a 0.5 al Clinical Dementia Rating Scale (Morris, 1993; Morris et al., 2001).
Il primo esteso studio che si è soffermato su questa condizione risale invece al 1999 (Petersen et al., 1999) e aveva l’obiettivo  di proporre i criteri  clinici di MCI.

Come sono stati formulati i criteri diagnostici di MCI?

Le diagnosi di demenza e di Malattia di Alzheimer  erano state formulate, rispettivamente, sulla base dei  criteri  del  Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali che all’epoca era alla sua III versione TR (DSM-III  TR; American  Psychiatric  Association,  1987)  e  del  National Institute of Neurological and Communicative Disorders and Stroke and the Alzheimer’s Disease and Related Disorders Association (NINCDS-ADRDRA; McKhann et al., 1984). Per la condizione di MCI furono proposti dei criteri che includevano la presenza di disturbi  della  memoria  soggettivi,  preferibilmente  riferiti  dal  paziente  e  da  una  persona  a  lui prossima (caregiver) e obiettivi deficit di memoria per l’età. Altri criteri erano la presenza di una preservata autonomia nelle attività della vita quotidiana e preservato funzionamento cognitivo generale, perché era richiesta anche l’assenza di demenza (Petersen et al., 1999).

L’importanza della valutazione congiunta

Questi riprendevano un set  di criteri già proposto nel 1997, sempre da Petersen e collaboratori (Petersen  et  al.,  1997) e introducevano   l’importanza  di  una  valutazione  congiunta:  clinica,  rilevata  attraverso  la  storia  anamnestica  del  paziente  ma anche obiettiva,  corredata  da  un  assessment  neuropsicologico.  Successivamente,  nel  2003  si  tenne  a  Stoccolma  il  primo  Key  Symposium sulla condizione  MCI perchè si integrassero le  prospettive  cliniche  ed  epidemiologiche, nonché  i  contributi  multidisciplinari  di  un  gruppo  di  lavoro  internazionale  (Winblad et al., 2004). Tale lavoro portò alla pubblicazione dei criteri internazionali di MCI e all’ampliamento di questo costrutto che si era reso necessario di fronte all’eterogeneità clinica che lo caratterizzava. Infatti, dagli studi longitudinali emergeva che non tutti i pazienti convertivano in uno stato  dementigeno  e,  in  presenza  di  conversione,  non  tutti  convertivano  verso una  Malattia di Alzheimer  (Petersen  et  al., 2001; Petersen,  2003).  Per  questo  motivo  si  sottolineò  l’importanza  di  considerare  la  diversa  presentazione clinica perché cruciale per poter differenziare la possibile eziologia sottostante. 

MCI: tra invecchiamento e demenza. Quali caratteristiche?

Le raccomandazioni conclusive del gruppo di lavoro delinearono pertanto i criteri generali per la  condizione  di  MCI che a metà strada tra una condizione di fisiologico invecchiamento e una di demenza, includevano:

 –  assenza  di  demenza;

–  mantenimento  delle attività quotidiane;

– presenza di declino cognitivo soggettivo, cioè riportato dal paziente e/o da un caregiver  e obiettivo,  valutato  mediante  task  cognitivo  e/o 

– evidenza  del  peggioramento  di prestazioni ai test neuropsicologici (Winblad et al., 2004).

Per maggiori informazioni sulla Malattia di Alzheimer, è possibile consultare il sito del National Institute on Aging.

Bibliografia consultata:

  • Morris  J.C.  The  Clinical  Dementia  Rating  (CDR):  current  version  and  scoring  rules.  Neurology. 1993; 43 (11): 2412- 4. 
  • Morris  J.C.,  Storandt  M.,  et  al.  Mild  cognitive  impairment  represents  early-stage Alzheimer disease. Arch Neurol. 2001; 58: 397- 405.
  • Petersen  R.C.  Conceptual  overview.  In  Petersen  R.C.  Ed.  Mild  Cognitive  Impairment:  Agin  to  Alzheimer‘s disease. New York NY: Oxford University Press, Inc. 2003; 1- 14.
  • Petersen R.C. Negash S. Mild cognitive impairment: an overview. CNS Spectr. 2008; 13 (1): 45- 53.
  • Petersen R.C., Smith G.E., et al. Aging, memory, and mild cognitive impairment. Int Psychogeriatr. 1997; 9 Suppl 1: 65- 9.
  • Petersen  R.C.,  Smith  G.E.,  et al.  Mild  cognitive impairment: Clinical characterization and outcome. Arch Neurol. 1999; 56: 303– 08.
  • Reisberg  B.,  Ferris  S.,  deLeon  M.J.,  Crook  T.  The  Global  Deterioration  Scale  for  assessment  of primary degenerative dementia. Am J Psychiatry. 1982; 130: 1136- 1139.
  • Winblad B., Palmer K., et al. Mild cognitive impairment–beyond controversies, towards a consensus: report of the International Working Group on Mild Cognitive Impairment. J Intern Med. 2004; 256 (3): 240- 6.

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