Riserva Cognitiva

Riserva cognitiva Psicologa Truglia Pescara Assisi

Il  costrutto  di  “riserva  cognitiva”  (Cognitive  Reserve)  è  stato  formulato  per spiegare come, nonostante la presenza biomarkers tipici della Malattia di Alzheimer, non tutti gli individui evidenzino la sintomatologia clinica caratteristica del disturbo (Stern,  2009; Stern, 2014). Sembrerebbe, infatti, che differenti biomarkers tipici dell’Alzheimer possano presentarsi anni e anni prima dell’insorgenza sintomatologica che può essere riscontrata dal paziente stesso o dai suoi familiari.

 In quest’ottica, la riserva cognitiva può agire come mediatore tra la patologia e l’outcome clinico, ritardando e contrastando così la comparsa del disturbo. Individuare e sviluppare comportamenti e stili di vita salutari funzionali al potenziamento della riserva cognitiva è uno degli obiettivi prioritari del National Alzheimer’s Project Act (NAPA). In particolare, sarebbero due i comportamenti virtuosi da potenziare:

1) attività stimolanti a livello cognitivo

2) attività fisica.

Il potenziamento cognitivo

Attraverso il potenziamento cognitivo, è possibile consolidare e rafforzare, mediante appositi task o compiti, la riserva cognitiva contribuendo attivamente al rallentamento della manifestazione della sintomatologia clinica. Si tratterebbe in tal senso di un meccanismo compensatorio, volto cioè a compensare [dal lat. compensare, propr. «pesare insieme, uguagliare nel peso», comp. di con- e pensare, intens. di pendĕre «pesare» (Treccani)] le alterazioni già presenti a livello cerebrale ma non ancora chiaramente individuabili nella vita quotidiana del soggetto.

La letteratura scientifica evidenzia come intraprendere azioni che implicano uno sforzo mentale sia in grado di ridurre sia il rischio di Mild Cognitive Impairment (Verghese et al., 2006; Geda et al., 2011), sia di Alzheimer (Valenzuela, Sachdev, 2006; Hughes et al., 2010; Wilson et al., 2007). In modo analogo coloro, che svolgono attività fisica presentano un rischio minore di evolvere in queste due condizioni cliniche rispetto a quanti sono più sedentari (Hamer  et al., 2009; Geda et al., 2010; Bowen, 2012; Scarmeas et al., 2010; Etgen et al., 2010). Hughes et al., (2015) hanno verificato che la combinazione di questi due tipi di attività può essere maggiormente efficace nel ridurre il rischio di decadimento cognitivo.


Intervento preventivo e riserva cognitiva

La  fase  preclinica  rappresenta  dunque  una  finestra  temporale preziosa per possibili interventi. Il potenziamento della propria riserva cognitiva attraverso mirati esercizi fisici e cognitivi, può rappresentare un’azione di fondamentale importanza per prevenire un possibile decadimento cognitivo.

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Bibliografia

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