Siamo stati tutti piantati in asso

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Nella vita di ciascuno di noi c’è stato almeno un momento, una situazione o una dinamica relazionale che ci ha fatto sentire piantati in asso! O forse dovremmo dire in “Nasso”?!

Da dove nasce l’espressione “piantare in asso”?

Per scoprirlo dobbiamo riprendere la mitologia greca!
Tra le più note produzioni mitologiche rientra quella relativa ad Arianna e il suo filo che si ricollega alla figura di Teseo nel labirinto di Cnosso, dove era stato rinchiuso Minotauro. Potremmo affermare che in fondo siano le due facce di una stessa medaglia o, per rimanere in tema, le due estremità dello stesso filo!

Arianna e Teseo: le due estremità del filo

Sappiamo che quando Teseo entra nel labirinto per distruggere il Minotauro, la sua impresa sembra disperata. Fortunatamente, Arianna si presta in suo soccorso offrendogli il gomitolo di lana (il famoso filo, appunto) e con esso la possibilità di uscire dal labirinto sano e salvo dopo aver ucciso il Minotauro.
Un filo dunque sembra rappresentare lo strumento attraverso cui Arianna riesce con successo ad aiutare il suo amato nel riuscire nella sua impresa. Ma questa unione non sembra destinata a durare…

Abbandonata a Nasso

Una delle versioni del mito vuole infatti che, dopo aver concluso la missione, Teseo e Arianna salpano insieme da Creta alla volta di Atene. Con la scusa di dover fare una tappa, la nave di Teseo approda a Nasso ed è proprio su quest’isola dove verrà abbandonata la povera Arianna, sola e in preda alla disperazione. Una storia triste che si caratterizza per l’abbandono repentino subìto dalla giovane fanciulla, che si dispera nel suo dolore.
Alcune versioni del mito si aprono ad un epilogo più positivo in cui Dioniso si innamora della giovane e decide di sposarla. Secondo un’altra versione, invece, è lo stesso Dioniso ad ordinare a Teseo di abbandonare Arianna per averla in sposa lui stesso. Infine, altre versioni ancora si concludono drammaticamente con la morte della giovane: o per mano di Artemide, su commissione di Dioniso, o per un gesto suicidario della stessa Arianna che, disperata per l’abbandono subìto, decide di togliersi la vita. Tutte le versioni sono accomunate dall’atteggiamento imprevedibile e improvviso di Teseo che pone brutalmente fine alla loro storia d’amore.

Cosa resta del mito di Arianna?

Di questo mito restano sostanzialmente due cose:
il vissuto emotivo ed esperienziale di dolore che un abbandono comporta, soprattutto quando giunge improvvisamente. Ciò potrebbe comportare, in chi lo subisce, un’iniziale difficoltà di elaborazione psichica del vissuto traumatico;
e la celebre espressione “piantare in asso” che deriverebbe dall’originale “piantare in Nasso” trasformata dalla “caduta” dell’iniziale “N” del toponimo greco in quanto foneticamente già presente nella finale della preposizione “in”, da cui “in Nasso” diventa “in asso”.
L’abbandono simbolico o reale è una di quelle esperienze fondamentali e caratterizzanti l’esistenza umana. Ci accomuna poiché ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, si è sentito “piantato in (N) asso”.

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